La relazione paesaggistica è il cuore di ogni istanza di autorizzazione paesaggistica. Non è un semplice allegato tecnico, ma il documento fondamentale attraverso cui un progetto viene valutato, compreso e, infine, approvato o respinto dalla Commissione per il Paesaggio e dalla Soprintendenza. La sua qualità e completezza sono direttamente proporzionali alle possibilità di successo della pratica.
Redigere una relazione paesaggistica efficace, sia essa semplificata o ordinaria, è un’attività che richiede competenza tecnica, capacità di analisi e visione strategica.
Cos’è la Relazione Paesaggistica e a Cosa Serve?
La relazione paesaggistica è un elaborato tecnico, redatto da un professionista abilitato, che ha un duplice scopo:
- Descrivere l’intervento: Illustrare in modo chiaro e dettagliato i lavori che si intendono realizzare.
- Valutare la compatibilità: Analizzare e dimostrare come il progetto si inserisce nel contesto paesaggistico tutelato, rispettandone i valori e le caratteristiche.
Il suo obiettivo non è solo “spiegare cosa si fa”, ma “argomentare perché l’intervento è compatibile con il paesaggio”. È, a tutti gli effetti, l’elemento che permette agli enti di comprendere la qualità del progetto e la sua coerenza con le finalità di tutela.
La Relazione Paesaggistica Semplificata (D.P.R. 31/2017)
Per gli interventi di lieve entità che rientrano nella procedura semplificata, è richiesta una relazione paesaggistica semplificata. La sua struttura è definita da un modello ministeriale standardizzato.
Contenuti della Relazione Semplificata
La relazione si compila seguendo una scheda che include:
- Dati dell’intervento: Localizzazione e descrizione sintetica dei lavori.
- Contesto paesaggistico: Indicazione del vincolo e delle caratteristiche principali del paesaggio (naturale, agricolo, urbano).
- Valutazione di compatibilità: Una sezione guidata in cui il tecnico deve attestare, punto per punto, la compatibilità del progetto rispetto agli aspetti tutelati (morfologia, uso del suolo, coerenza con l’architettura locale, ecc.).
- Documentazione fotografica: Un corredo fotografico che mostri lo stato attuale dei luoghi e permetta di simulare lo stato futuro (fotoinserimento).
Nonostante il nome, la sua compilazione richiede attenzione e precisione per evitare contestazioni.
La Relazione Paesaggistica Ordinaria (D.P.C.M. 12/12/2005)
Per gli interventi più complessi che seguono l’iter ordinario, è necessaria una relazione paesaggistica ordinaria. Questo documento è molto più articolato e approfondito, e la sua struttura è definita dal D.P.C.M. 12 dicembre 2005.
Contenuti della Relazione Ordinaria
La relazione ordinaria si basa su un’analisi a più livelli:
- Analisi dello stato attuale: Una descrizione approfondita delle caratteristiche storiche, naturali, morfologiche ed estetiche dell’area di intervento e del contesto più ampio.
- Analisi degli effetti dell’intervento: Una valutazione dettagliata di come il progetto interagirà con il paesaggio, analizzando l’impatto visivo, la coerenza con le tipologie edilizie locali, l’effetto su vegetazione e morfologia.
- Scelte progettuali e mitigazioni: La parte più importante, in cui il progettista deve motivare le proprie scelte (forme, materiali, colori) in funzione della valorizzazione del paesaggio e descrivere eventuali opere di mitigazione per ridurre l’impatto.
- Documentazione completa: Include un’analisi cartografica estesa, documentazione fotografica panoramica e simulazioni renderizzate (fotoinserimenti) di alta qualità.
L’Importanza di una Relazione Paesaggistica di Qualità
Una relazione superficiale, incompleta o poco argomentata è la causa principale del diniego delle autorizzazioni. Gli enti non hanno l’obbligo di “interpretare” un progetto scadente; al contrario, in caso di dubbio, sono tenuti a negare il permesso per tutelare il bene primario del paesaggio.
La redazione di questo documento è un’attività specialistica. Un team di architetti e ingegneri esperti sa come analizzare il contesto, scegliere le argomentazioni più efficaci e produrre elaborati grafici e fotografici di alta qualità. Investire in una relazione paesaggistica professionale significa investire direttamente nel buon esito del proprio progetto.
Struttura della relazione paesaggistica: l’indice dei contenuti
Chi cerca un fac-simile in formato word, in realtà, vuole sapere come si organizza il documento. Un modello scaricato non basta: va riempito con l’analisi reale di quel luogo e di quel vincolo, altrimenti il parere arriva negativo. Più utile di un file vuoto è conoscere la sequenza logica dei capitoli, così da impostare o controllare il lavoro del tecnico.
Di seguito l’indice ragionato di una relazione paesaggistica ordinaria, costruito sui contenuti previsti dal DPCM 12 dicembre 2005.
- Premessa e inquadramento — dati dell’immobile, del richiedente e del tecnico incaricato, oggetto dell’intervento.
- Quadro normativo e regime di tutela — vincolo gravante, riferimenti al D.Lgs. 42/2004 e agli strumenti di pianificazione paesaggistica.
- Stato attuale dei luoghi — caratteri del contesto e dell’area, estratti cartografici e documentazione fotografica da punti accessibili e panoramici.
- Descrizione del progetto — opere previste, materiali e dimensioni, con elaborati grafici quotati estesi al contesto.
- Motivazione delle scelte progettuali — coerenza dell’intervento con i caratteri del paesaggio tutelato.
- Simulazione e valutazione degli effetti — rendering o fotoinserimento dello stato dei luoghi a intervento eseguito, con gli effetti diretti e indotti.
- Opere di mitigazione — interventi visivi e ambientali per ridurre l’impatto.
- Conclusioni — sintesi della compatibilità paesaggistica dell’intervento.
La differenza tra una relazione accolta e una respinta sta nella qualità dell’analisi, non nel formato del file.

Nella versione semplificata la struttura è più snella e segue la scheda allegata al DPR 31/2017, ma la logica resta la stessa: descrivere, motivare e dimostrare la compatibilità.
La procedura semplificata e quella ordinaria differiscono anche per tempi e passaggi. Quando invece le opere sono già state eseguite si entra nell’ambito dell’accertamento di compatibilità paesaggistica ex art. 167, che richiede una relazione costruita sullo stato dei luoghi precedente ai lavori.
Relazione paesaggistica ordinaria: esempio commentato capitolo per capitolo
Un esempio di relazione paesaggistica ordinaria serve a capire il ragionamento, non a copiare un testo. L’indice qui sopra dice in che ordine scrivere; l’esempio mostra che cosa mettere in ogni blocco. Il DPCM 12 dicembre 2005, del resto, non impone un impaginato: nell’allegato fissa che cosa il documento deve dimostrare.
Lo schema che segue usa un caso tipo, scelto solo a scopo illustrativo: l’ampliamento di un’abitazione in un’area tutelata. Per ogni blocco indica che cosa chiede l’allegato al decreto, che cosa ci si aspetta di leggere e dove le relazioni vengono più spesso contestate.
| Blocco della relazione | Cosa chiede l’allegato al DPCM | Nel caso tipo | Errore ricorrente |
|---|---|---|---|
| Analisi dello stato attuale (punto 3.1, lett. A, n. 1) | Caratteri del contesto e dell’area: morfologia, sistemi naturalistici, insediamenti storici, paesaggi agrari, percorsi panoramici | Descrizione del versante, delle case vicine, dei materiali prevalenti e dei punti da cui il lotto si vede | Testo generico, valido per qualunque Comune |
| Livelli di tutela (punto 3.1, lett. A, n. 2) | Tutele operanti, ricavate dai piani paesaggistici, urbanistici e territoriali; presenza di beni culturali | Tipo di vincolo, norme del piano paesaggistico applicabili al lotto, eventuali edifici tutelati nei dintorni | Citare il vincolo senza le prescrizioni che ne derivano |
| Fotografie dello stato attuale (punto 3.1, lett. A, n. 3) | Riprese da luoghi di normale accessibilità e da punti e percorsi panoramici | Foto dalla strada, dal fronte opposto e dal sentiero panoramico, con i punti di ripresa segnati in planimetria | Solo foto ravvicinate dell’edificio |
| Elaborati di progetto (punto 3.1, lett. B) | Inquadramento, planimetrie e sezioni dell’area, piante e prospetti con sovrapposizione tra stato di fatto e progetto | Tavole con il nuovo volume in rosso e le demolizioni in giallo, prospetti estesi agli edifici contermini | Prospetti del solo edificio, senza contesto |
| Motivazione delle scelte (punto 3.1, lett. B, testo di accompagnamento) | Ragioni del linguaggio architettonico, con riferimento alla tradizione locale o all’architettura contemporanea | Perché quella copertura, quei materiali e quei colori rispetto alle case del versante | Descrivere le opere senza spiegare perché sono compatibili |
| Simulazione (punto 3.2, n. 1) | Foto modellazione realistica dello stato dei luoghi a opere eseguite, con un adeguato intorno | Fotoinserimento dagli stessi punti di ripresa dello stato attuale | Rendering dell’edificio isolato, senza il paesaggio |
| Effetti e mitigazioni (punto 3.2, nn. 2 e 3) | Effetti diretti e indotti, reversibili e irreversibili, in cantiere e a regime; opere di mitigazione ed effetti non evitabili | Movimenti di terra, alberature da mantenere, schermature verdi previste | Dichiarare «nessun impatto» senza dimostrarlo |
L’allegato al DPCM chiede di rappresentare lo stato dei luoghi prima dei lavori, il progetto e lo stato dei luoghi dopo l’intervento: una relazione che salta uno dei tre passaggi è incompleta.
Due dettagli fanno spesso la differenza. Il primo riguarda le tavole: l’allegato richiama le coloriture convenzionali, rosso per le nuove costruzioni e giallo per le demolizioni, così che la trasformazione si legga a colpo d’occhio. Il secondo riguarda gli edifici esistenti: va rappresentato lo stato di fatto della preesistenza e va allegata la documentazione storica del manufatto.

L’articolo 3 del decreto consente inoltre alle Regioni di integrare i contenuti della relazione e, previo accordo con il Ministero, di semplificarli per alcune tipologie di intervento. Prima di impostare l’indice conviene quindi controllare la modulistica della propria Regione e del proprio Comune.
Relazione paesaggistica semplificata: esempio di contenuti
Per gli interventi di lieve entità la relazione segue le forme dell’Allegato D al D.P.R. 31/2017, e a queste pratiche il DPCM del 2005 non si applica. Lo stabilisce l’articolo 8 del D.P.R. 31/2017, che elenca i cinque contenuti da riportare. La scheda descritta più sopra è la forma del documento; questi cinque punti sono la sostanza che deve contenere. Qui il caso tipo è la sostituzione degli infissi su una casa in area vincolata.
| Contenuto richiesto dall’art. 8 | Come si traduce nel caso tipo |
|---|---|
| Contenuti precettivi della disciplina paesaggistica vigente nell’area | Vincolo che grava sull’immobile e regole del piano paesaggistico che toccano i serramenti |
| Stato attuale dell’area interessata | Fotografie dei prospetti e descrizione degli infissi esistenti: materiale, colore, partizioni |
| Conformità alle prescrizioni d’uso dei beni paesaggistici, se esistenti | Confronto puntuale tra i nuovi serramenti e le prescrizioni applicabili |
| Compatibilità con i valori paesaggistici del contesto | Perché materiale, colore e disegno dei nuovi infissi non alterano la percezione dell’edificio |
| Misure di inserimento paesaggistico previste | Finiture e accorgimenti scelti per armonizzare l’intervento con la facciata |
Quando l’immobile ricade tra quelli vincolati dall’art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) del Codice, la relazione semplificata deve contenere anche specifici riferimenti ai valori storico-culturali ed estetico-percettivi dell’area. Per la lettera c) la regola vale per gli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, edilizia rurale tradizionale compresa.
Semplificata non significa precompilata: anche nella relazione breve il tecnico deve attestare la conformità del progetto e motivarne la compatibilità.
Domande frequenti sulla relazione paesaggistica
Chi può redigere una relazione paesaggistica?
La relazione paesaggistica deve essere redatta esclusivamente da un professionista abilitato (architetto, ingegnere, agronomo o geologo) iscritto al proprio ordine professionale. Il tecnico assume la responsabilità civile e penale della correttezza delle informazioni e delle valutazioni contenute nel documento.
Quanto costa far redigere una relazione paesaggistica?
Il costo varia in base alla complessità dell’intervento e al tipo di procedura. Una relazione semplificata può costare da 800 a 2.000 euro, mentre una relazione ordinaria per progetti complessi può arrivare a 3.000-8.000 euro, includendo rilievi, analisi e documentazione fotografica professionale.
Posso utilizzare un modello standard per la relazione paesaggistica?
Per la procedura semplificata esiste un modello ministeriale standardizzato (D.P.R. 31/2017), ma ogni caso richiede comunque un’analisi specifica del contesto. Per la procedura ordinaria non esistono modelli fissi: ogni relazione deve essere personalizzata in base alle caratteristiche dell’immobile vincolato e del paesaggio circostante.
Cosa succede se la relazione paesaggistica viene respinta?
Se la Commissione per il Paesaggio respinge la relazione, è possibile presentare una nuova istanza con modifiche progettuali e una relazione integrata che risponda alle criticità evidenziate. In alternativa, si può ricorrere al TAR entro 60 giorni, ma è più efficace correggere i punti deboli della relazione originale.
È obbligatoria la documentazione fotografica nella relazione?
Sì, la documentazione fotografica è sempre obbligatoria, sia per la procedura semplificata che per quella ordinaria. Deve includere foto panoramiche dello stato attuale, dettagli dell’area di intervento e, preferibilmente, fotoinserimenti che simulino lo stato futuro. Per immobili sottoposti a vincolo della Soprintendenza, la qualità della documentazione fotografica è spesso determinante per l’esito della pratica.
Posso fare modifiche al progetto dopo aver presentato la relazione?
Modifiche sostanziali al progetto richiedono una nuova relazione paesaggistica e una nuova istanza di autorizzazione. Modifiche minori possono essere valutate caso per caso, ma è sempre consigliabile confrontarsi con il tecnico incaricato prima di procedere. Se i lavori sono già iniziati senza le dovute autorizzazioni, potrebbe essere necessaria una sanatoria paesaggistica ex art. 167.
Esiste un modello word ufficiale della relazione paesaggistica ordinaria?
No. Il DPCM 12 dicembre 2005 definisce finalità, criteri di redazione e contenuti della relazione, ma non un modulo da compilare. Un modulo è previsto invece per la relazione semplificata, con l’Allegato D al D.P.R. 31/2017. Per l’ordinaria l’indice si costruisce sui contenuti dell’allegato al decreto e sulle eventuali integrazioni regionali.
Quante pagine deve avere una relazione paesaggistica ordinaria?
Il decreto non fissa una lunghezza. Chiede che la documentazione renda comprensibile l’inserimento delle opere nel contesto, per scala di rappresentazione e apparato descrittivo. Conta quindi la completezza: stato dei luoghi, progetto, simulazione ed effetti devono esserci tutti, proporzionati alla dimensione dell’intervento.
Devi presentare un’istanza di autorizzazione paesaggistica?
Nel primo confronto inquadriamo il vincolo, l’intervento e il procedimento, semplificato o ordinario. Poi, su incarico, lo studio imposta la pratica e ne segue l’iter con Comune e Soprintendenza. La relazione va pensata insieme all’istanza, non dopo. Richiedi una valutazione preliminare


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